Lo stato di salute biologica del tonno pinna gialla

L’interesse mediatico, e anche scientifico, che ruota intorno ad una specie alieutica è direttamente proporzionale al suo interesse commerciale. Ci si trova sempre a dibattere sugli effetti che può avere un determinato sforzo di pesca su una determinata specie ittica, cercando di incanalare l’attenzione sulla sua conservazione a lungo termine. Se da un lato questo interesse incrementa la curiosità del consumatore nel cercare di informarsi sullo “stato di salute” di ciò che sta acquistando, dall’altro si sta assistendo ad una strumentalizzazione dei dati scientifici, con un conseguente flusso di informazioni, a volte, prive di veridicità biologica.

Tutto ciò è contestualizzabile alla nostra specie target, il tonno pinna gialla (Thunnus albacares). che ricopre il 26% delle catture di tonno a livello globale, ed è tra l’altro la specie di tonno più commercializzata in Italia. Intorno a questa specie vi è una cattiva informazione ed il più delle volte viene confusa con un’altra specie appartenente al genere Thunnus, il famigerato tonno rosso (Thunnus thynnus), con il quale quale differisce per pattern migratori, caratteristiche biologiche e conseguentemente per differente stato biologico. Infatti nonostante nell’ultima decade lo sforzo di pesca sia aumentato a livello globale, un po’ per tutte le specie ittiche, le popolazioni di tonno pinna gialla non ne hanno risentito in maniera irreversibile, soprattutto in funzione delle loro caratteristiche biologiche (es. rapido raggiungimento della taglia di prima maturità sessuale, numero di uova prodotte etc.). A livello globale il tonno pinna gialla non viene indicato, proprio a differenza del tonno rosso, come una specie VULNERABILE, cioè non viene segnalata come una specie sul baratro del collasso come invece viene riportato, in maniera inappropriata, su alcuni siti internet e su alcune testate giornalistiche. Inoltre i dati scientifici, che naturalmente vanno contestualizzati ad ogni singola area geografica, indicano che sia la dimensione degli stock che i livelli di mortalità da pesca sono sotto il massimo rendimento sostenibile (Maximum Sustainable Yield (MSY)). Il MSY è un concetto centrale in biologia della pesca, basato sull’idea che ad un determinato livello di prelievo “sostenibile” corrisponde la massima quantità di pescato utile nel tempo (Fig.1) ovvero è il massimo quantitativo di pescato che può essere mediamente prelevato con continuità da uno stock, in linea teorica, alle condizioni ambientali esistenti, senza provocare conseguenze significative sulla riproduttività dello stock stesso

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Fig.1_Rappresentazione grafica del MSY

Ragion per cui se ci si mantiene ad un livello di sfruttamento inferiore o prossimo al MSY, questo consentirà di salvaguardare la risorsa e di non abbassare l’asticella delle catture nel tempo. Questa è proprio la volontà dell’industria italiana del tonno in scatola, che comprova il suo impegno nel mantenere sostenibile il livello di sfruttamento di questa specie nel tempo.